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Aflatossina M1

Dalla aflatossina B1 attraverso un processo di idrossilazione si forma in sede epatica e renale la aflatossina M1 che è successivamente eliminata nel latte (una piccola parte è invece depositata nel muscolo). Inizia a comparire nel latte circa 12-24 ore dall’inizio della somministrazione di alimento contaminato e scompare dopo circa 2-4 giorni dalla sua eliminazione dalla dieta[2].

Gli animali hanno una capacità diversa di passare l'aflatossina dall'alimento al latte, a seconda della specie. Nel latte di vacca troviamo esclusivamente aflatossina M1, mentre nel latte di bufala troviamo anche le aflatossine B1, B2, M2. L’effetto tossico è dovuto al legame tossina-acidi nucleici, tossina-nucleoproteine; il risultato è un indebolimento delle difese immunitarie, cancerogenesi, teratogenesi (anomalie del feto).L’organo più colpito è il fegato con necrosi delle cellule epatiche e/o ingrossamento. I sintomi negli animali sono il pelo ruvido e opaco, depressione, diminuzione dell’appetito, anoressia, riduzione delle prestazioni produttive. [1]

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Aflatossine

Le AFLATOSSINE sono micotossine prodotte da funghi appartenenti alla classe degli Ascomiceti, genere Aspergillus ed in particolare da Aspergillus flavus e Aspergillus parasiticus.

La formazione delle micotossine è strettamente connessa alla crescita fungina; senza di essa, la produzione di tossine non avviene. Non è detto però che la presenza di muffe tossigene su un alimento indichi necessariamente l’esistenza di micotossine e viceversa l’assenza di ceppi fungini non esclude la loro presenza in quanto le tossine sono molto più resistenti, nel tempo, rispetto al micelio che le ha prodotte.

La produzione di micotossine dipende da diversi fattori: l tipo di substrato, l'umidità (aw compresa tra 0,82 e 0.87)[2], la temperatura (25-32 °C) , la quantità e i ceppi di muffe cresciute, la presenza di insetti che possono lesionare le cariossidi, lo stress della pianta

II tipo di substrato è l'elemento che probabilmente più di ogni altro influenza la tossinogenesi. I cereali (grano, sorgo, soia, riso, avena, mais, ecc.) e derivati (farina e prodotti da forno), i semi oleaginosi e la frutta secca sono al vertice degli alimenti più frequentemente contaminati da aflatossine.

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Caffeina

La caffeina, il cui nome è 1,3,7-trimetilxantina, è un alcaloide naturale presente nelle piante di caffè (1,5-2%), cacao, tè (4-5%), cola, guaranà e mate e nelle bevande da esse ottenute. Viene a volte citata con i suoi sinonimi guaranina e teina, chimicamente identificabili nella stessa molecola.

Spesso oggi la caffeina è utilizzata come ingrediente di base in vari prodotti energetici, quali bevande o caramelle

  • 1 tazza di espresso: 80mg

  • 1 tazza di caffè solubile: 57mg

  • 1 lattina di Coca-Cola(330 ml): 35mg

  • 1 tazza di tè: 60mg (variabile a seconda del tè)

  • 1 lattina di energy drink(Red Bullo Burn) (250ml): 80mg

Naturalmente le quantità variano in base alla varietà specifica dell'alimento e alle modalità di consumo.[1]

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Ocratossina A

L'ocratossina A ([(3R)-5-cloro-8-idrossi-3-metil-1-oxo-7-isocromanil]carbonil)-3-fenil-L-alanina) è una micotossina, prodotta da specie dei generi Aspergillus ePenicillium, quali A. ochraceus e P. viridicatum. Si ritrova principalmente nei cereali (mais, orzo, grano, avena) , nel caffè, nella frutta secca e nel vino. La contaminazione è maggiormente diffusa in alcuni paesi produttori, avviene prevalentemente dopo la raccolta ma può formarsi durante tutta la filiera (trasporto, stoccaggio, produzione)

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Incertezza di misura

 

allorquando tutte le componenti di errore note o ipotizzate siano state valutate e le relative correzioni apportate, rimane tuttavia un’incertezza sulla correttezza del risultato, vale a dire un dubbio su quanto bene questo rappresenti il valore della quantità misurata.

§ 0.2 UNI CEI ENV 13005:2000

 

l'incertezza è il parametro, associato al risultato di una misurazione, che caratterizza la dispersione dei valori ragionevolmente attribuibili al risultato

§ 2.2.3 UNI CEI ENV 13005:2000

 

L'incertezza è un parametro irrinunciabile ben poco conosciuto e di conseguenza poco apprezzato, rappresenta la "bontà" di una misura e, in caso il valore della prova sia utilizzato per prendere decisioni o per impedire sanzioni sia pecuniarie che penali, aiuta a capire la quantità di rischio che ci si sta assumendo.

Tecnicamente rappresenta un intervallo entro cui con ragionevole sicurezza posso trovare il valore "vero", forse non tutti sanno che ogni qualvolta viene effettuata una misurazione, il valore ottenuto non sarà il valore vero ma solamente una sua stima, facciamo un esempio, se io mi peso 2 volte su 3 bilance otterrò 6 misure diverse fra loro, per esempio: 77,10 ; 77,15 ; 76,90 ; 76,95 ; 77,00 ; 77,20 ogn'uno di questi numeri sarà una stima del mio peso (che è uno solo e che esiste come numero vero); l'intervallo entro cui si trova il valore vero potrebbe essere 77,00 ± ,50 Kg. È chiaro che un laboratorio che esprime una solo di queste misure per esempio :77,10 Kg non vi sta dando un'idea completa ed esauriente di quanto pesate e soprattutto vi sta illudendo di credere di sapere quanto pesate. Un laboratorio che vi fornisce l'incertezza di misura vi aiuta a capire quanto è ragionevolmente vero (di solito trovate scritto il fattore di copertura utilizzato che di norma è 2 che corrisponde a circa il 95% di probabilità) il dato che vi fornisce.

Facciamo un altro esempio, supponiamo di avere un prodotto che contiene un adittivo che è soggetto a limite, supponiamo 50 mg/Kg e supponiamo che4 oltre a tale limite ci siano conseguenza spiacevoli per voi (sanzioni, ritiro del prodotto dal commercio)o per i consumatori (intossicazioni), lo diamo a 3 laboratori i quali vi forniscono i seguenti risultati 48 mg/Kg ; 48 ± 5 mg/Kg ; 48,0 ± 0,2 mg/Kg. Chi vi ha fornito la misura 48 mg/Kg non vi aiuta nella decisione, chi vi ha fornito 48 ± 5 mg/Kg vi aiuta e vi avvisa che avete possibilità che il contenuto "vero" sia oltre i limiti e quindi attenti che state rischiando; chi vi fornisce il valode di 48,0 ± 0,2 mg/Kg vi sta dicendo che con probabilità di almeno il 95% potete stare tranquilli e commercializzare il vostro prodotto serenamente.

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Aflatossina M1

Il limite fissato dalla legge (Reg. CE 1881/2006) per la quantità massima di aflatossina che può essere contenuta nel latte è di 50 ng/kg. Nel caso di una bovina adulta, per produrre latte con una quantità di aflatossina M1 inferiore, considerando che la quantità di mangime ingerito sia di 12 kg/ss/giorno il massimo ...

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